Note del regista e co-sceneggiatore del film

È un anno e mezzo che vivo ogni giorno pensando a Lucio Dalla.
“Caro Lucio ti Scrivo” nasce in primo luogo come progetto teatrale, in un luogo, il teatro, che per forza di cose ti insegna a immaginare, un po’ come fanno le canzoni.
Lo spettacolo è stata una palestra di fantasia importante. Prove dopo prove, replica dopo replica, ho iniziato a immaginare sempre più quello che in teatro non si poteva vedere, a dare un volto ai mittenti delle lettere, ai protagonisti delle canzoni, a immaginare luoghi e situazioni dei brani cantati da Dalla.
Ho iniziato lì a farmi un mio film. E inevitabilmente mi è venuta voglia di farlo davvero per condividerlo con altri.
È stata un’operazione impegnativa che ha portato alla realizzazione di qualcosa di insolito, che non è facile classificare.

Non è un vero film di finzione, non è un documentario e se è una docufiction è senz’altro anomala.
Insomma non so bene come definire questo contenitore in cui ci sono i personaggi delle canzoni di Lucio che diventano protagonisti di nuove storie, ci sono i luoghi in cui sono ambientati i brani di Dalla ripresi oggi dal vero, in modo documentaristico, ma ci sono anche le immagini di repertorio che ci riportano indietro nel tempo e poi ci sono nuovi luoghi, situazioni e personaggi che ci siamo inventati.
Sono sicuro che molti erroneamente si aspetteranno un film su Dalla, magari un film biografico, e in un certo senso lo è, ma la biografia che affrontiamo non è quella di Lucio ma la nostra.
Questo film parla fondamentalmente di noi, di quella generazione che è cresciuta con le canzoni di Lucio.
Affronta temi del quotidiano come la solitudine, la famiglia, gli amori corrisposti e non, i matrimoni, parla di come siamo cambiati noi e le città in cui viviamo e parla di come sono cambiati il mondo del lavoro, le nostre ambizioni e il nostro modo di rapportarci al passato e al futuro.
Insomma affronta tanti temi della vita partendo dalle riflessioni di Lucio che con poche parole riusciva a descrivere stati d’animo e sentimenti suoi e nostri, che sapeva essere universale nel suo modo di esprimersi, ma non banale.
Le difficoltà di questa impresa sono state molte. In primis girare un film così ambizioso con un budget davvero molto ridotto. E poi naturalmente c’è stata la difficoltà, il senso di inadeguatezza nel rapportarsi con queste canzoni che erano già di per sé così esaustive, dense, dei piccoli film che Lucio ci aveva già consegnato.
E poi la grande difficoltà di dare un volto a quei personaggi che ognuno di noi aveva già immaginato e proiettato nella propria mente. Anna e Marco ad esempio… Io li ho immaginati così, come li vedete nel film, ma chissà quanti di voi li avranno pensati diversamente.
La gioia più grande è stata appoggiare le immagini alle canzoni di Lucio, canzoni che non stancano mai, che ti rivelano ogni volta nuovi dettagli e nuove possibilità.
Ma anche ascoltare quelle canzoni riprendendo i luoghi dove erano state scritte, penso ad esempio a Berlino e all’immagine di Lucio davanti al Muro che inizia a comporre quel capolavoro che è “Futura”.
E poi il piacere di stravolgere e tradire ciò che forse aveva immaginato l’autore.
Non credo che “La casa in riva al mare” fosse stata immaginata dove l’ho ipotizzata io, a Comacchio. Eppure proprio lì, a pochi chilometri da Bologna “funziona” molto bene perché quella è una storia che magari non accade, ma se accade potrebbe accadere ovunque.
E poi è stata interessante la possibilità di confrontarsi non con una storia, ma con tante storie, in una ipotetica playlist musicale in cui oltre alle canzoni che ci piacciono di più, scorrono volti e sentimenti molto diversi, proprio come accade nel quotidiano.

Parlo di piccole storie, narrate da straordinari attori che con grande generosità hanno aderito a questo progetto.
Questo infatti è un film fatto di poche azioni, all’apparenza statico, ma probabilmente animato da una vasta gamma di accadimenti interiori, in cui possiamo forse riconoscerci e ritrovarci.
E questa credo sia la mia più grande speranza.

Riccardo Marchesini

Fotografia di Mauro Bastelli